La via del reale

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La via del reale è una non-via poiché, innanzitutto, è un'esplorazione della vita nella sua integralità, dove osiamo agire con freschezza, senza ripiegarci su schemi ripetitivi e confortanti. E' una via non-via perchè accade sempre nel qui e ora. Riconosciamo in tempo reale come negoziamo con la realtà, aggrappandoci ad una credenza o al nostro bisogno di controllo, e vediamo come questa prospettiva ci impedisca di “accordarci” con l'istante e ci crei sofferenza.

La via del reale non ci chiede di conformarci ad un modello, perchè non tocca ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo. Questa via ci invita ad osservare come agiamo, come ci comportiamo con le nostre opinioni, con le nostre emozioni, con gli altri esseri viventi.

Siamo coscienti?
Siamo presenti?
Siamo veri?

La via del reale è innanzitutto una via di conoscenza di sé, non nel senso psicologico del termine, ma nel senso più essenziale e profondo che ci sia. Ci aiuta a trovare la nostra dimensione assoluta, integrandola completamente al nostro aspetto più umano, fino a quando non esisterà più alcun conflitto tra i due aspetti. Ci riconduce alla radice del nostro essere e ci consente di divenire un essere umano completo.


La pratica

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Le basi dell'insegnamento

L’onestà
Osiamo essere autentici, qualunque sia la situazione, anche se ci mette a disagio, anche se rischiamo di perderci la faccia. Domadiamoci regolarmente se ci stiamo proteggendo recitando un ruolo o facendo finta di essere diversi, invece di essere sinceri. Osiamo guardare cosa accade in noi, ciò che sentiamo, ciò che pensiamo. L'onestà, pur essendo molto semplice, è la pratica più difficile, perchè ci chiede di fronteggiare il reale, senza manipolarlo per asservirlo ai nostri interessi. Senza l'onestà non è possibile ritorvare l'unità con il reale

L'unità nel quotidiano
La realtà è una. Ci sforziamo di non creare scissioni tra le nostre aspirazioni spirituali e la nostra vita quotidiana. Sperimentiamo la non separazione nella natura, in città, nella nostra cucina, in ufficio o sul nostro cuscino di meditazione. Non disdegniamo i contatti con i nostri familiari, i vicini o i colleghi, perchè è in questo odinario, spesso provocatorio, che la nostra pratica si approfondisce e si stabilizza.
La spiritualità non si limita ad esperienze energetiche intense o estatiche, che tendono a renderci dipendenti e a distogliere la nostra ricerca dalla verità, per metterla al servizio dell'ego e del suo desiderio insaziabile di esperienze speciali. E' quindi necessario che le nostre esperienze spirituali più profonde si integrino a tutti gli ambiti della nostra vita.

La Presenza
Ci esercitiamo ad agire, camminare, parlare, restando in contatto con la sensazione globale del corpo. Qualunque sia la nostra posizione, abitiamo pienamente il corpo e cerchiamo di mantenere flessibile e vivo l'asse verticale che ci attraversa, dal bacino alla sommità del capo. Lasciamo che la nostra attenzione, troppo spesso focalizzata e apprensiva, si apra e si distenda, così da scendere alla base del nostro essere e lì stabilizzasi.

Io non so
Sviluppiamo l'attidudine del principiante – colui che non sa e che è sempre pronto a scoprire e accogliere le lezioni della vita. E' una qualità interiore di innocenza e di freschezza, dove siamo interessati a tutti gli aspetti del reale, senza alcun preconcetto. Un'attitudine in cui prima di tutto si ascolta! Siamo aperti e disponibili a tutto ciò che si presenta interioremente o esteriormente, perchè non abbiamo un'immagine da difendere. Il principiante non tralascia alcun dettaglio, perchè sa che nelle cose più semplici e plù banali si trovano a volte le lezioni più profonde. Mantenere la mente nell'apertura e nella leggerezza del “Io non so” ci permette di non prenderci sul serio, pur essendo sinceramente coinvolti in tutto ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo.

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